Home › Blog › Residenza fiscale: cos'è
Residenza fiscale · 16 ottobre 2026

Residenza fiscale: cos'è e come la determina l'Italia (riforma 2024)

Residenza fiscale: i criteri dell'articolo 2 del TUIR dal 2024
La residenza fiscale è il collegamento con uno Stato che decide dove una persona paga le imposte sui redditi. Per l'Italia, dal periodo d'imposta 2024, è residente chi per la maggior parte dell'anno (183 giorni, 184 se bisestile, contando anche le frazioni di giorno) ha in Italia la residenza civilistica, il domicilio inteso come luogo delle relazioni personali e familiari, oppure è fisicamente presente. L'iscrizione all'anagrafe fa presumere la residenza, ma ammette la prova contraria.

Chi cerca «residenza fiscale cos'è» di solito ha in mente una domanda concreta: pago le tasse in Italia oppure no? La risposta non dipende da dove hai la residenza sul documento d'identità. Dipende da quello che la legge italiana considera un collegamento sufficiente con il territorio, e dal 1° gennaio 2024 quella definizione è stata riscritta. Questa guida spiega che cosa dice oggi l'articolo 2 del TUIR, il Testo unico delle imposte sui redditi, che cosa è cambiato rispetto a prima e dove sbagliano più spesso gli imprenditori che si spostano all'estero.

Residenza fiscale, residenza anagrafica e domicilio: tre cose diverse

Il primo equivoco è considerare un'unica nozione quello che sono tre nozioni. La residenza anagrafica è il dato del registro del Comune: dove risulti iscritto. La residenza fiscale è l'esito di un giudizio dell'ordinamento tributario: in quale Stato sei soggetto a imposizione sul complesso dei tuoi redditi. Il domicilio è uno degli elementi che alimentano quel giudizio, e la sua definizione è cambiata.

Una persona può essere iscritta all'anagrafe di un Comune italiano e vivere da anni altrove, e può essere residente fiscale in Italia pur avendo spostato l'iscrizione all'estero. Il registro è un indizio, non il verdetto. È anche per questo che «mi sono cancellato» e «non sono più residente in Italia ai fini fiscali» sono due frasi diverse.

Che cosa dice l'articolo 2 del TUIR dal 2024

Il testo vigente dell'articolo 2, comma 2, del TUIR, come modificato dall'articolo 1 del decreto legislativo 27 dicembre 2023, n. 209, dice che si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta, considerando anche le frazioni di giorno, hanno la residenza ai sensi del codice civile o il domicilio nel territorio dello Stato, ovvero sono ivi presenti. Per domicilio si intende il luogo in cui si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari della persona. Salvo prova contraria, si presumono residenti anche le persone iscritte per la maggior parte del periodo d'imposta nelle anagrafi della popolazione residente.

Messo in ordine, i collegamenti rilevanti sono quattro:

  • La residenza civilistica: il luogo di dimora abituale della persona, secondo l'articolo 43 del codice civile.
  • Il domicilio: da quest'anno definito dalla stessa norma tributaria come il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari.
  • La presenza fisica sul territorio italiano, criterio introdotto dalla riforma.
  • L'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente, che non è più un criterio autonomo ma una presunzione.

Basta che uno dei collegamenti sostanziali, residenza, domicilio o presenza fisica, ricorra per la maggior parte del periodo d'imposta. Non servono tutti insieme.

Che cosa è cambiato rispetto a prima

La riforma si applica dal 1° gennaio 2024, quindi dal periodo d'imposta 2024. Fino al 2023 restano in vigore le regole precedenti. La differenza si vede mettendole una accanto all'altra:

ElementoFino al 2023Dal 2024
Iscrizione all'anagrafeCriterio autonomo: l'iscrizione per la maggior parte dell'anno bastava a rendere residentiPresunzione relativa: il contribuente può dimostrare di non essere residente
DomicilioSede principale degli affari e interessi (articolo 43 del codice civile)Luogo delle relazioni personali e familiari
Presenza fisicaNon prevista come criterioNuovo criterio autonomo
Calcolo dei giorniGiorni interiAnche le frazioni di giorno

Il cambio più importante per chi si trasferisce è quello del domicilio. Prima si guardava soprattutto dove stavano gli affari e gli interessi economici; oggi la norma guarda alle relazioni personali e familiari. Per un imprenditore che ha spostato la società e vive in un altro Paese, ma ha lasciato in Italia il nucleo degli affetti, quel criterio è il primo che il Fisco può contestare. È la ragione per cui ne ho parlato nella guida su come difendersi da una contestazione di residenza fiscale.

Come si contano i 183 giorni

La legge parla di «maggior parte del periodo d'imposta». Per le persone fisiche il periodo d'imposta coincide con l'anno solare, quindi la maggior parte è 183 giorni, che diventano 184 negli anni bisestili. Due precisazioni hanno peso pratico.

La prima: dal 2024 si considerano anche le frazioni di giorno. Un giorno in cui sei in Italia per alcune ore non scompare dal conteggio perché hai dormito altrove. La seconda: i giorni non devono essere consecutivi. L'Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 20/E del 4 novembre 2024, spiega che è sufficiente che il collegamento si verifichi per 183 giorni (o 184) nel corso dell'anno, anche non di seguito.

Un errore frequente è pensare che i 183 giorni siano l'unico test. Non lo sono: sono la soglia di tempo che si applica a ciascuno dei collegamenti. Chi passa 100 giorni in Italia ma ha qui la dimora abituale per la maggior parte dell'anno, o il centro delle relazioni familiari, può risultare residente senza aver superato i 183 giorni di presenza fisica.

L'iscrizione all'anagrafe e l'AIRE: una presunzione, non uno scudo

Dal 2024 l'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente non rende più la persona residente in modo automatico e definitivo: fa presumere la residenza, e il contribuente può dimostrare il contrario. Prima, per chi era iscritto per la maggior parte dell'anno, la residenza fiscale italiana era una presunzione che non ammetteva prova contraria, con i temperamenti previsti dalle convenzioni internazionali.

Il rovescio è il caso che interessa chi parte. L'iscrizione all'AIRE, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, toglie l'iscrizione all'anagrafe dei residenti e quindi fa cadere quella presunzione. Non elimina però i collegamenti sostanziali: se per la maggior parte dell'anno hai ancora in Italia la dimora abituale, il centro delle relazioni personali e familiari o la presenza fisica, la residenza fiscale italiana può restare. L'AIRE è un adempimento che accompagna un trasferimento reale; non lo sostituisce.

Il caso degli Stati a fiscalità privilegiata

L'articolo 2, comma 2-bis, del TUIR aggiunge una regola specifica. Si considerano residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato. L'elenco è nel decreto ministeriale del 4 maggio 1999, e gli Emirati Arabi Uniti compaiono in quell'elenco nella versione pubblicata dall'Agenzia delle Entrate. L'elenco è stato modificato nel tempo: la Svizzera, per esempio, ne è uscita dal 1° gennaio 2024, quindi conviene sempre guardare il testo vigente.

La conseguenza per chi si trasferisce a Dubai è precisa. Chi si cancella dall'anagrafe italiana e va a vivere negli Emirati parte con la presunzione di residenza italiana, e tocca a lui dimostrare il trasferimento reale. La prova non si riduce a un visto: riguarda dove vivi, dove lavori, dove stanno i tuoi legami. Il tema è sviluppato nella guida su come ottenere la residenza fiscale a Dubai.

Quando due Stati ti considerano residente

Succede che l'Italia consideri una persona residente e lo Stato estero faccia lo stesso. In quel caso decide la convenzione contro le doppie imposizioni, se esiste tra i due Paesi. L'Agenzia delle Entrate ricorda, a proposito di una convenzione bilaterale nella risposta a interpello n. 127 del 2023, che le regole convenzionali fanno prevalere l'abitazione permanente, seguita in ordine gerarchico dal centro degli interessi vitali, dal soggiorno abituale e dalla nazionalità. È lo schema del modello OCSE su cui si basano molte convenzioni; il testo da leggere resta sempre quello della convenzione applicabile.

Per il caso Italia-Emirati i dettagli sono nella pagina sulla doppia imposizione tra Italia ed Emirati. Quello che qui conta è il metodo: la convenzione non cancella l'articolo 2, interviene dopo, a risolvere un conflitto, e usa criteri diversi da quelli interni.

Perché la definizione conta: che cosa cambia in pratica

Il principio generale è che il residente fiscale in Italia è tassato sui redditi ovunque prodotti, mentre il non residente lo è soltanto sui redditi di fonte italiana. Per chi ha una società all'estero, conti, partecipazioni o immobili fuori dall'Italia, la differenza è la portata dell'obbligo: da un lato la dichiarazione deve includere anche quei redditi, dall'altro no.

A questa differenza si collegano altri temi che hanno una loro disciplina: gli obblighi di monitoraggio sulle attività estere, trattati nella guida sul quadro RW e l'IVAFE per chi ha una società a Dubai, e la contestazione di una società estera considerata di fatto italiana, che trovi nell'articolo sull'esterovestizione e le società a Dubai. Sono questioni diverse dalla residenza della persona, ma partono tutte da lì.

Come ricostruire la tua posizione, in ordine

  1. Scrivi l'anno su cui ti stai chiedendo la residenza. Le regole cambiano tra il 2023 e il 2024: per ogni anno vale quella vigente allora.
  2. Conta i giorni di presenza in Italia con carte d'imbarco, timbri e calendario, considerando anche i giorni in cui sei stato presente per poche ore.
  3. Individua dove hai la dimora abituale: contratto di locazione o titolo dell'abitazione, utenze, domicilio dichiarato.
  4. Individua dove si svolgono le tue relazioni personali e familiari, perché è il criterio che la norma ora indica per il domicilio.
  5. Controlla la tua iscrizione all'anagrafe o all'AIRE e la data in cui è cambiata.
  6. Se sei in uno dei casi del comma 2-bis, prepara le prove del trasferimento reale prima di muoverti, non dopo una richiesta dell'amministrazione.
  7. Se due Stati ti considerano residente, leggi la convenzione applicabile e prepara le prove sui suoi criteri: abitazione permanente, centro degli interessi vitali, soggiorno abituale.

Se stai valutando un trasferimento imprenditoriale, il quadro d'insieme dei passaggi è nella guida su come trasferirsi a Dubai da imprenditore italiano. Per documentare i giorni in entrata e in uscita dagli Emirati serve anche l'entry-exit report.

Domande frequenti

Che cos'è la residenza fiscale?

È il collegamento tra una persona e uno Stato che decide dove quella persona è tassata sul complesso dei suoi redditi. Per l'Italia è definita dall'articolo 2 del TUIR: dal 2024 conta la residenza civilistica, il domicilio inteso come luogo delle relazioni personali e familiari, la presenza fisica e, come presunzione, l'iscrizione all'anagrafe.

Residenza fiscale e residenza anagrafica sono la stessa cosa?

No. La residenza anagrafica è il dato del registro del Comune. Dal 2024 l'iscrizione all'anagrafe per la maggior parte dell'anno fa presumere la residenza fiscale, ma il contribuente può dimostrare il contrario. Una persona può anche essere fiscalmente residente in Italia senza essere iscritta all'anagrafe, se ha residenza, domicilio o presenza fisica sufficienti.

Quanti giorni servono per essere residenti fiscali in Italia?

La norma parla di maggior parte del periodo d'imposta: 183 giorni, 184 negli anni bisestili. Dal 2024 si considerano anche le frazioni di giorno e i giorni non devono essere consecutivi.

Iscriversi all'AIRE basta per non essere più residente fiscale in Italia?

No. L'iscrizione all'AIRE toglie l'iscrizione all'anagrafe dei residenti, quindi fa cadere la presunzione legata a quel registro. Se però nel corso dell'anno hai ancora in Italia residenza, domicilio o presenza fisica per la maggior parte del periodo d'imposta, resti residente fiscale.

Che cosa succede se due Stati mi considerano residente?

Se tra i due Stati c'è una convenzione contro le doppie imposizioni, le sue regole sul conflitto di residenza decidono quale Stato prevale. Nel modello a cui si ispirano molte convenzioni l'ordine è: abitazione permanente, centro degli interessi vitali, soggiorno abituale, nazionalità.

Fonti ufficiali

Fonti verificate il 16 ottobre 2026.

Questa guida offre informazioni generali sulla residenza fiscale delle persone fisiche in Italia. Norme, circolari e prassi vengono aggiornate: prima di agire verifica il testo vigente per l'anno che ti interessa e valuta il tuo caso con un professionista.

Roberto Manzi, Tax Strategist a Dubai
Roberto Manzi — PhD · Tax Strategist · AML Expert
Scopri chi sono →
Ti stai chiedendo dove sei residente ai fini fiscali?
Partiamo dai fatti: giorni di presenza, dimora abituale, iscrizione anagrafica e legami che restano in Italia.
Analizza la tua posizione →

Continua a leggere