Dalla costituzione della società ai problemi fiscali e di compliance che l'asse Italia–Dubai scatena — e che pochi sanno gestire.
Free zone o mainland? Quale licenza, quale emirato? Oltre 40 free zone — e la maggior parte le sceglie a caso.
Contabilità, corporate tax, VAT, Small Business Relief, banking, visti: gestione completa tutto l'anno.
AIRE, radicamento, sostanza, exit tax: il trasferimento che regge a un controllo.
Aprire a Dubai è facile. Farlo senza che l'Italia te lo contesti, molto meno.
Società a Dubai ma gestita dall'Italia: il Fisco la riqualifica. Costruisco sostanza vera: sede, gestione, persone.
Le Controlled Foreign Companies possono attrarre a tassazione italiana gli utili esteri. Analizzo quando scatta e come strutturarsi.
L'AIRE non basta: famiglia, immobili e interessi in Italia pesano. Preparo il dossier che dimostra dove vivi davvero.
Dipende da chi sono i tuoi clienti e da cosa vendi: la free zone conviene per attività internazionali senza necessità di operare direttamente sul mercato locale UAE, il mainland serve per lavorare con clienti e appalti locali. Non è una scelta standard: va analizzata caso per caso, prima di firmare nulla.
Varia molto in base a free zone, tipo di licenza ed emirato scelto: si va da poche migliaia di dollari a cifre più alte, e da pochi giorni ad alcune settimane con la documentazione pronta. La cifra corretta si calcola solo dopo aver definito la struttura giusta, non prima.
No. Se la gestione effettiva resta in Italia, il Fisco può contestare esterovestizione o residenza fiscale, tassando tutto come se la società fosse italiana. La società UAE va costruita insieme alla strategia fiscale, non separata da essa.
Per la sola apertura della società, no. Ma se l'obiettivo è anche spostare la residenza fiscale, serve sostanza reale — presenza, gestione, vita quotidiana a Dubai — altrimenti la struttura non regge a un controllo.