HomeBlog › Protezione patrimoniale
Protezione patrimoniale · Agosto 2026

Passaggio generazionale per l'imprenditore a Dubai: cosa succede al patrimonio senza un piano

Passaggio generazionale per l'imprenditore a Dubai: cosa succede al patrimonio senza un piano

Molti imprenditori che seguo per il trasferimento della residenza fiscale a Dubai risolvono il problema delle tasse e poi si fermano lì. Nessuno pensa a cosa succede alla società, ai conti e agli immobili intestati a loro nome se domani non ci sono più. È un errore che si paga caro, perché negli Emirati, senza un testamento registrato, a decidere chi eredita cosa non è la volontà della persona, ma un regime legale di default che quasi nessun imprenditore italiano conosce.

La risposta diretta è questa: spostare la residenza fiscale a Dubai non risolve automaticamente il passaggio generazionale, e in alcuni casi lo complica. Servono tre cose separate — un testamento valido per gli asset negli Emirati, una scelta di legge esplicita per gli asset italiani, e una struttura societaria che eviti il blocco dei conti in fase di successione. Vediamole una per una.

Cosa succede se un imprenditore muore a Dubai senza testamento

Dal 2023 è in vigore la Legge Federale n. 41/2022 sullo Statuto Personale Civile, pensata proprio per i residenti stranieri non musulmani. In assenza di un testamento registrato, l'articolo 11 di questa legge stabilisce una ripartizione di default: metà del patrimonio al coniuge, l'altra metà divisa in parti uguali tra i figli, senza distinzione di genere. Se non ci sono figli, la quota residua va ai genitori o, in loro assenza, ai fratelli.

Non è la legge islamica della quota coranica che si applicava prima ai non musulmani per assenza di alternative — è un progresso reale. Ma resta comunque un regime imposto, non scelto: se la ripartizione che preferisci è diversa (ad esempio vuoi che la quota di controllo della società resti a un solo figlio, o vuoi includere un socio o un convivente non ancora regolarizzato), quel regime di default non lo permette.

La stessa legge, all'articolo 11 comma 3, offre la via d'uscita: qualunque erede può chiedere che si applichi la legge del proprio Paese di origine, a meno che non esista un testamento registrato che dica diversamente. È un meccanismo pensato per essere invocato dagli eredi dopo il decesso — non è un piano, è una possibilità legale che dipende da cosa fanno gli eredi in quel momento, con tempi e costi di causa che un testamento evita alla radice.

Perché il DIFC Wills Service Centre non è un dettaglio tecnico

Il modo concreto per non lasciare la ripartizione al caso è registrare un testamento presso il DIFC Wills Service Centre (o l'equivalente ADGM ad Abu Dhabi). Copre conti bancari negli Emirati, immobili, quote di società locali (incluse le free zone) e beni mobili registrati. Il vantaggio non è solo la libertà di scegliere gli eredi: un testamento DIFC/ADGM velocizza drasticamente lo sblocco dei conti bancari, che negli Emirati vengono congelati automaticamente alla notifica del decesso fino a quando un tribunale non conferma chi ha diritto a movimentarli. Senza testamento, questo passaggio può richiedere mesi; con un testamento registrato, la procedura è molto più rapida perché il tribunale ha già uno strumento vincolante da eseguire.

Un punto che sfugge spesso: il testamento DIFC copre solo i beni fisicamente o legalmente collegati agli Emirati. Non sostituisce un testamento italiano per gli asset rimasti in Italia, e i due documenti vanno coordinati da un professionista per evitare che si sovrappongano o, peggio, si contraddicano.

L'imposta di successione italiana non sparisce con il trasferimento a Dubai

Qui arriva il punto che la maggior parte degli imprenditori sottovaluta. L'imposta di successione italiana (D.Lgs. 346/1990) si applica in modo diverso a seconda che il defunto fosse residente in Italia o no al momento della morte:

Situazione del defuntoBase imponibile in Italia
Residente fiscale in Italia alla morteTutto il patrimonio, ovunque si trovi nel mondo
Non residente (es. residenza fiscale reale a Dubai)Solo i beni "esistenti in Italia": immobili, quote di società con sede legale italiana, crediti verso debitori italiani

Questo significa due cose, entrambe rilevanti. Primo: se la residenza fiscale a Dubai è solo formale — e questo è un tema che tratto spesso quando parlo di contestazione della residenza fiscale — l'Agenzia delle Entrate può considerare il defunto ancora residente in Italia, e a quel punto l'imposta di successione torna a colpire l'intero patrimonio mondiale, non solo quello italiano. Secondo: anche con una residenza a Dubai solida e reale, gli immobili o le partecipazioni rimaste in Italia restano tassabili in Italia comunque, indipendentemente da dove si vive o si muore.

Le aliquote e franchigie attuali (D.Lgs. 346/1990, come modificato — confermate anche dalle correzioni tecniche del D.Lgs. 148/2026, che non hanno toccato i valori sotto riportati):

EredeAliquotaFranchigia
Coniuge e figli (linea retta)4%1.000.000 € a testa
Fratelli e sorelle6%100.000 € a testa
Altri parenti fino al 4° grado6%Nessuna
Altri soggetti8%Nessuna
Eredi con disabilità grave (L. 104/1992)Aliquota di categoria1.500.000 €

Non esiste una convenzione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti contro le doppie imposizioni in materia di successioni e donazioni — l'accordo del 1995 tra i due Paesi copre solo le imposte sul reddito, non l'imposta di successione. Per chi ha ancora asset in entrambi i Paesi, questo può tradursi in un doppio livello di tassazione senza credito d'imposta a compensarlo, ed è un aspetto che va verificato caso per caso con un fiscalista prima di dare per scontato che vivere a Dubai risolva la questione.

Perché una holding o una fondazione cambiano la sostanza del passaggio

Se le quote della società operativa sono intestate direttamente all'imprenditore come persona fisica, alla sua morte diventano parte della sua successione personale, con tutto ciò che comporta: blocco temporaneo, necessità di un provvedimento giudiziale per lo sblocco, ed esposizione piena all'imposta di successione se gli asset sono in Italia o se la residenza fiscale viene contestata.

Interporre una holding estera o una fondazione cambia il quadro: il patrimonio non è più intestato alla persona fisica ma a un veicolo societario o a un ente distinto, la cui titolarità (azioni, quote, diritti di beneficiario) può essere trasferita secondo regole di governance definite in anticipo — un consiglio di fondazione, uno statuto, un patto parasociale — invece che secondo le regole generali della successione. Lo stesso principio, applicato con strumenti diversi, vale per un trust: il trustee continua a gestire i beni secondo l'atto istitutivo, indipendentemente dal decesso del disponente.

Attenzione però: nessuno di questi strumenti elimina l'imposta di successione italiana se i beneficiari finali sono residenti fiscali in Italia o se il patrimonio sottostante resta di fatto riconducibile a beni italiani. Una holding, una fondazione o un trust risolvono il problema della governance e della continuità operativa (chi decide, chi firma, chi eredita il controllo senza passare da un tribunale), non il problema della tassazione, che va comunque affrontato separatamente e in modo documentato — e va sempre inserito nel quadro RW se il beneficiario o il disponente restano soggetti a monitoraggio fiscale in Italia.

FAQ

Un testamento fatto in Italia vale anche per i beni a Dubai?

Non automaticamente per i beni onshore collegati agli Emirati (conti bancari locali, immobili, quote di società UAE): per quelli è consigliato un testamento DIFC/ADGM specifico, redatto secondo i requisiti formali di quella giurisdizione. Un testamento italiano ben scritto può comunque essere preso in considerazione da un erede che invoca l'articolo 11(3) della Legge 41/2022, ma è un percorso più lungo e incerto rispetto ad avere entrambi i documenti coordinati.

Posso scegliere che la mia intera successione sia regolata dalla legge italiana anche vivendo a Dubai?

Per la parte che ricade sotto il Regolamento UE 650/2012 (che vincola l'Italia in quanto Stato membro), un cittadino italiano può esercitare la cosiddetta professio iuris e scegliere espressamente la legge del proprio Stato di cittadinanza per l'intera successione, anche se risiede stabilmente all'estero. È una scelta che va formalizzata in un atto testamentario e coordinata con gli eventuali testamenti DIFC/ADGM per gli asset emiratini, non lasciata a un'interpretazione successiva.

Vivere a Dubai riduce comunque l'imposta di successione italiana?

Solo se la residenza fiscale a Dubai è reale e documentabile, e solo per i beni che non rientrano tra quelli "sempre considerati esistenti in Italia" (immobili italiani, partecipazioni in società con sede legale in Italia, crediti verso debitori italiani). Su questi ultimi, l'imposta italiana si applica comunque, indipendentemente da dove si vive o si muore.

Gli Emirati hanno un'imposta di successione propria?

No, negli Emirati Arabi Uniti non esiste un'imposta di successione o di donazione a livello federale. Il tema, per un residente lì, non è quanto si paga localmente, ma chi eredita cosa in assenza di un piano, e cosa resta comunque tassabile in Italia.

Questo articolo ha finalità informativa generale e non costituisce consulenza fiscale o legale personalizzata. Ogni situazione di trasferimento di residenza, struttura societaria e pianificazione successoria va valutata singolarmente con un professionista abilitato, tenendo conto della normativa vigente al momento dei fatti.

Roberto Manzi, Tax Strategist a Dubai
Roberto Manzi — PhD · Tax Strategist · AML Expert
Scopri chi sono →
Stai pianificando il passaggio generazionale della tua impresa?
Analisi riservata della struttura più adatta alla tua situazione.
Scrivimi su WhatsApp

Continua a leggere