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ToggleSfatiamo un mito diffuso
Quando si parla di fare business a Dubai, l’immaginario di molti imprenditori italiani corre subito a grattacieli scintillanti, multinazionali del petrolio e investimenti da milioni di euro. Risultato? Molte PMI e dubai professionisti si autoescludono prima ancora di informarsi, convinti che il mercato emiratino non faccia per loro. Tuttavia, i dubai professionisti possono trovare opportunità incredibili in questo mercato, se solo si informano e si preparano adeguatamente.
In parte è comprensibile: per anni Dubai è stata realmente un terreno riservato a grandi gruppi industriali, soprattutto tra gli anni ’90 e i primi 2000. Ma la situazione è cambiata radicalmente. Negli ultimi quindici anni – e in modo accelerato dopo Expo 2020 – l’emirato ha ripensato la propria strategia economica e ha iniziato ad attirare un tipo diverso di imprenditoria.
Oggi le opportunità a Dubai per PMI e dubai professionisti italiani non solo esistono, ma spesso sono più accessibili di quanto si pensi. Una piccola manifattura del Nord Italia, uno studio di consulenza specializzato, una startup tech o un’agenzia creativa possono accedere al mercato emiratino con investimenti sostenibili, licenze su misura e procedure digitalizzate.
Conosciuto per le sue diverse opportunità, Dubai offre un ambiente favorevole per dubai professionisti che desiderano espandere le loro attività. È importante per ogni dubai professionista comprendere le dinamiche locali e come sfruttarle a proprio favore.
Dubai non cerca solo capitali: cerca competenze, servizi ad alto valore aggiunto, know-how europeo. Settori nei quali molte PMI italiane hanno già il potenziale per competere.
La domanda, quindi, non è più: “Dubai è adatta solo alle multinazionali?”. Ma piuttosto: “Come può una PMI italiana entrare nel mercato di Dubai in modo sostenibile, strutturato e strategico?”
I dubai professionisti possono beneficiare di un ecosistema imprenditoriale in crescita, con sempre più dubai professionisti che esplorano nuove strade nel business e nell’innovazione.
L’evoluzione dell’ecosistema imprenditoriale
La crescita dei dubai professionisti è stata incoraggiata da una serie di politiche favorevoli che mirano a facilitare l’ingresso nel mercato per nuovi attori e piccole imprese.
Negli ultimi dieci anni l’ecosistema imprenditoriale di Dubai ha vissuto una trasformazione profonda. Le autorità emiratine hanno compreso che un’economia legata solo al settore petrolifero non sarebbe stata sostenibile nel lungo periodo. Da qui è nata una strategia chiara: diversificare l’economia e aprire il mercato anche a PMI, professionisti e startup internazionali.
Un cambio di visione economica
Ogni dubai professionista deve considerare l’importanza del networking e delle connessioni in loco, che possono aprire porte e opportunità inaspettate.
L’obiettivo non era semplicemente “attrarre capitali”, ma costruire un ambiente dove potessero svilupparsi servizi ad alto valore aggiunto, innovazione digitale e competenze specialistiche: aree in cui molte imprese italiane hanno un vantaggio competitivo reale. Per questo, Dubai ha iniziato a rimuovere barriere burocratiche e a ridurre i costi di accesso – elementi che in passato rendevano l’ingresso nel mercato emiratino quasi impossibile per le piccole realtà.
I pilastri della strategia di apertura
L’apertura del mercato si basa su interventi concreti:
- Semplificazione normativa e maggiore velocità dei processi amministrativi;
- Incentivi fiscali e operativi per startup e imprese tecnologiche;
- Infrastrutture dedicate: incubatori, acceleratori, hub settoriali;
- Liberalizzazione progressiva dei settori, con possibilità di proprietà straniera al 100% in diverse aree attività.
Non solo per grandi gruppi: un’opportunità concreta per le PMI
Il risultato è un contesto in cui l’internazionalizzazione non riguarda più solo grandi multinazionali. Le opportunità a Dubai per PMI e dubai professionisti oggi sono reali e percorribili, a patto di avere una visione chiara e un approccio strutturato.
Dubai ha capito che la crescita economica passa anche da un tessuto diversificato di imprese dinamiche, e non solo dai grandi conglomerati industriali.
Dubai come laboratorio di innovazione normativa
Negli ultimi anni, l’emirato è diventato un vero e proprio “laboratorio” dove vengono testate soluzioni innovative per facilitare l’accesso al mercato. Alcuni esempi:
- visti per nomadi digitali e professionisti indipendenti;
- licenze specifiche per freelance e consulenti;
- zone dedicate all’economia della conoscenza e tecnologia.
Tutto con un obiettivo chiaro: rendere l’ingresso nel mercato emiratino più rapido, sostenibile e compatibile con i modelli di business moderni.
Dati o indicatori da conoscere
Per valutare correttamente le opportunità a Dubai per PMI e professionisti, è utile osservare alcuni indicatori che riflettono la direzione dell’ecosistema imprenditoriale:
| Indicatore | Tendenza | Cosa significa per PMI e professionisti |
| % investimenti non-oil negli Emirati | in crescita costante | Dubai punta su servizi e innovazione, non solo su grandi industrie |
| Numero di licenze professionali e freelance emesse | in aumento dal 2021 | richiesta crescente di competenze specialistiche, anche esterne |
| Tempo medio di costituzione societaria | da 5 a 10 giorni in free zone | barriere amministrative ridotte |
| Settori aperti a proprietà straniera al 100% | oltre 1.000 attività | possibilità di operare con struttura snella e controllo completo |
| Procedure gestibili da remoto | sempre più frequenti | possibile avviare la struttura anche dall’Italia |
Questi trend non indicano “facilità”, ma apertura misurabile. Ed è questo che conta per chi valuta seriamente un percorso di internazionalizzazione.
ATTENZIONE: non tutte le PMI sono pronte — quali lo sono davvero?
L’ecosistema imprenditoriale di Dubai oggi è accessibile, ma non è adatto a tutte le realtà. Il mercato emiratino tende a valorizzare aziende con alcune caratteristiche precise:
- Modello di business scalabile o replicabile. Chi punta a crescere oltre il mercato locale italiano trova a Dubai un hub strategico.
- Competenze verticali o know-how distintivo. Servizi professionali, consulenza specializzata, manifattura high-tech, IT, design, architettura, ingegneria: chi offre valore aggiunto trova spazio.
- Capacità di operare in logica internazionale. Non basta “aprire una società a Dubai”: serve visione, pianificazione e un posizionamento coerente verso i mercati vicini (Golfo Persico, Asia, Africa).
- Approccio sostenibile, non speculativo. Il mercato emiratino non premia scorciatoie fiscali ma solidità, competenza e presenza economica reale.
Quindi la vera domanda non è: “Posso aprire una società a Dubai?” ma piuttosto: “La mia impresa ha le caratteristiche per inserirsi in modo credibile nel mercato emiratino?”

Free zones: accessibilità reale per le PMI
Le free zone di Dubai sono uno degli strumenti più utilizzati da chi vuole stabilire una presenza strutturata negli Emirati. Si tratta di aree economiche speciali, con regolamentazioni proprie e vantaggi operativi pensati per attrarre imprese internazionali. Oggi Dubai conta oltre 30 free zone, molte delle quali specializzate per settore: technology park, media city, design district, healthcare city e altre ancora.
Cosa rende le free zone interessanti per PMI e professionisti
I vantaggi rispetto al mainland sono concreti e misurabili:
- proprietà straniera al 100%, senza partner locale obbligatorio;
- esenzione fiscale su profitti aziendali e redditi personali, anche per periodi estesi (fino a 50 anni, con possibilità di rinnovo);
- rimpatrio totale dei capitali, senza restrizioni su dividendi o trasferimenti;
- assenza di dazi doganali per import/export all’interno della free zone o verso l’estero.
In molti casi si tratta di condizioni difficili da replicare in altri Paesi del Golfo e persino in Europa. È uno dei motivi per cui molte PMI italiane stanno valutando Dubai come hub per l’internazionalizzazione.
Costi e requisiti: davvero accessibili?
La percezione comune è che “servano capitali elevati”: oggi non è così. Negli ultimi anni i requisiti di ingresso sono diventati più sostenibili anche per imprese di piccole dimensioni:
In questo contesto, i dubai professionisti sono in una posizione privilegiata per sfruttare le sinergie e le collaborazioni che il mercato emiratino offre.
- capitali minimi contenuti;
- possibilità di uffici virtuali o spazi flessibili (flexi-desk);
- licenze modulabili, scalabili in base alla crescita;
- processi gestibili anche da remoto in molte free zone.
Questo permette di iniziare con una struttura snella e poi evolvere l’assetto operativo solo quando il business lo richiede.
Free zone specializzate: non una scelta “a caso”
Alcune zone franche si sono orientate esplicitamente verso le PMI e i professionisti. Offrono pacchetti specifici per:
- imprese di servizi e consulenza professionale,
- studi creativi, design e fashion,
- startup tecnologiche e IT,
- trading, import-export e logistica,
- agenzie di marketing e comunicazione.
Il vantaggio è duplice: agevolazioni mirate + ecosistema settoriale con cui creare partnership e sinergie.
Free zone o mainland? La scelta dipende dal mercato
La differenza più rilevante riguarda il tipo di clientela:
| Struttura societaria | Ideale per… |
| Free zone | servizi digitali, clienti internazionali, hub logistico-commerciale |
| Mainland | vendita diretta nel mercato locale degli Emirati |
Per molte PMI italiane l’obiettivo non è vendere “solo a Dubai”, ma utilizzare l’emirato come piattaforma strategica per Europa, Golfo e Asia. In questi casi, la free zone è spesso la scelta naturale.
La presenza di molti dubai professionisti sta contribuendo a trasformare Dubai in un centro globale per l’innovazione e la creatività in diversi settori.
Se vuoi approfondire questo argomento, leggi il mio articolo dedicato qui.
Licenze business: flessibilità per ogni settore
Il sistema di licensing a Dubai è pensato per coprire quasi ogni tipo di attività imprenditoriale. Questo è uno dei motivi per cui fare business a Dubai può essere un’opzione concreta anche per PMI e professionisti specializzati, purché l’attività sia strutturata con coerenza rispetto al mercato di riferimento.
Le principali categorie di licenza
Tra le tipologie più utilizzate troviamo:
- Licenze commerciali. Per trading, import-export, distribuzione e commercio di prodotti. Ideali per chi vuole usare Dubai come hub logistico e commerciale verso altri mercati del Golfo o dell’Asia.
- Licenze professionali. Pensate per liberi professionisti e società di servizi: consulenti, architetti, ingegneri, designer, marketer e attività basate su competenze specifiche. In molti casi possono essere gestite anche da remoto.
- Licenze industriali. Rivolte ad attività manifatturiere e di produzione. Interessanti per PMI italiane che vogliono delocalizzare parte della produzione o creare un centro di assemblaggio per i mercati mediorientali.
- Licenze per turismo ed e-commerce. Due aree in forte crescita. Il turismo è uno dei settori trainanti dell’economia emiratina, mentre l’e-commerce sta beneficiando degli incentivi legati alla digitalizzazione.
Più attività in una sola licenza: perché è un vantaggio
Uno degli aspetti meno conosciuti ma più rilevanti è la possibilità di includere più attività sotto una singola licenza.
Esempio: una licenza professionale può coprire allo stesso tempo consulenza di management, formazione aziendale e servizi di marketing digitale. In questo modo una PMI o uno studio professionale può operare con flessibilità senza dover costituire più entità societarie.
Dove le competenze italiane trovano spazio
Ci sono settori in cui la qualità e il know-how italiani risultano particolarmente valorizzati:
| Settore | Opportunità a Dubai per PMI italiane |
| Fashion & design | showroom, uffici di rappresentanza, brand identity |
| Food & beverage | ristorazione, catering, import/export di prodotti italiani |
| Architettura & ingegneria | domanda crescente legata allo sviluppo urbano |
| Tech & innovazione | fintech, healthtech, edtech in fase di espansione |
| Consulenza specialistica | ambiti legale, fiscale, HR, sostenibilità ambientale |
Questi comparti condividono un aspetto: richiedono competenze, non solo capitali. E questo rende Dubai adatta a PMI con posizionamento tecnico e valore aggiunto chiaro.
Come si ottiene una licenza a Dubai
Il processo si è progressivamente snellito. In generale si articola in queste fasi:
- definizione dell’attività e dei servizi offerti;
- scelta della struttura societaria (free zone / mainland);
- registrazione del nome aziendale;
- preparazione della documentazione richiesta;
- approvazione da parte delle autorità competenti;
- pagamento delle fee;
- ottenimento della licenza e inizio operativo.
In molte free zone, l’intero iter viene completato in pochi giorni lavorativi. Questo rappresenta un vantaggio competitivo rilevante rispetto a molti sistemi europei, dove processi simili richiedono settimane o mesi.
La rivoluzione digitale delle procedure
Uno degli elementi che distingue Dubai da molti altri mercati internazionali è la digitalizzazione delle procedure amministrative. Costituire un’impresa, gestire visti o rinnovare una licenza non richiede più trasferte o burocrazia cartacea: oggi gran parte del processo è gestibile interamente online.
Una burocrazia ripensata in chiave digitale
Negli ultimi anni il governo emiratino ha investito massicciamente in infrastrutture digitali, con l’obiettivo di rendere l’intero ciclo di vita di un’impresa rapido e tracciabile.
Esistono piattaforme unificate che consentono di gestire:
- costituzione della società;
- rinnovo delle licenze annuali;
- gestione dei visti;
- invio e certificazione dei documenti;
- pagamento delle fee e compliance normativa.
L’iniziativa Smart Dubai ha trasformato molti servizi pubblici in app e portali disponibili 24/7. Dubai è stata inoltre una delle prime città al mondo a utilizzare la blockchain per certificare documenti governativi, garantendo autenticità e tempi di verifica molto ridotti.
Tempi di costituzione: cosa cambia concretamente
Ciò che quindici anni fa richiedeva mesi – incontri fisici, documenti cartacei, presenza sul posto – oggi si gestisce in modo sorprendentemente rapido:
| Tipo di società | Tempi medi di costituzione |
| Free zone company | 5–10 giorni lavorativi |
| Mainland company | 2–3 settimane |
| Licenze professionali semplici | anche 3–5 giorni |
In alcuni casi l’intero iter può essere avviato dall’Italia, tramite procura notarile e documentazione digitalizzata.
Fare business a Dubai… senza essere sempre a Dubai
Per molti imprenditori italiani questo è un punto cruciale: la presenza fisica costante non è più indispensabile. Oggi diverse free zone consentono di:
- gestire l’intero setup societario da remoto;
- rinnovare licenze e visti online;
- svolgere onboarding bancario digitale;
- ottenere documenti ufficiali in formato elettronico con valore legale completo.
Un vantaggio operativo, non solo di comodità
La digitalizzazione non ha ridotto solo la burocrazia: ha ridotto costi fissi, tempi operativi e necessità di presenza sul posto.
Per molte PMI e studi professionali è possibile mantenere la base operativa in Italia e viaggiare a Dubai solo quando necessario per incontrare clienti o partner. Questo rende l’ingresso nel mercato emiratino più sostenibile e compatibile con modelli di business flessibili o basati su team distribuiti.
Vantaggi fiscali e operativi
Uno degli elementi che attira l’attenzione di molte imprese italiane sono i vantaggi fiscali e operativi offerti da Dubai. Ma è fondamentale interpretarli correttamente: le agevolazioni esistono, ma sono riservate a chi struttura l’attività con sostanza economica e operatività reale.
Vantaggi fiscali: come funzionano davvero
Dal giugno 2023 è in vigore una corporate tax del 9% sui profitti superiori a una determinata soglia. Tuttavia, le free zone mantengono l’esenzione totale per attività che rispettano i criteri di sostanza economica. Per PMI con fatturati contenuti, è ancora possibile operare con regime di esenzione completa, a condizione di avere requisiti coerenti e documentabili.
In aggiunta:
- tassazione personale assente su stipendi, dividendi e capital gains;
- IVA al 5% ma con numerose esenzioni e soglia di registrazione che esclude le micro-imprese;
- nessuna withholding tax, imposta patrimoniale o tassa di successione.
Il confronto con l’Italia: un cambio di prospettiva
In Italia, tra IRES, IRAP e imposte sui dividendi, il carico fiscale complessivo può superare facilmente il 50%. A Dubai, con una struttura societaria in free zone ben progettata, il carico effettivo può ridursi in modo significativo. Ma il punto centrale non è solo il risparmio: è la possibilità di costruire un business con logica internazionale, mantenendo un controllo più ampio sulle risorse da reinvestire.
Vantaggi operativi: efficienza e posizionamento strategico
Al di là della fiscalità, Dubai offre vantaggi operativi che incidono direttamente sul modo di fare impresa:
- posizione geografica strategica tra Europa, Asia e Medio Oriente;
- collegamenti aerei con oltre 260 destinazioni;
- porto tra i primi dieci al mondo per traffico container;
- infrastrutture tecnologiche e logistiche avanzate;
- burocrazia semplificata e ambiente business-friendly;
- lingua inglese ampiamente diffusa nel contesto lavorativo.
Questi elementi rendono Dubai un hub internazionale, ideale per chi mira all’internazionalizzazione o all’espansione verso nuovi mercati.
Residenza fiscale e trattati contro la doppia imposizione
Gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato oltre 130 trattati contro la doppia imposizione, Italia compresa. Chi trasferisce residenza fiscale a Dubai — rispettando i requisiti richiesti — può ottenere il certificato di residenza fiscale emiratino, che tutela da pretese fiscali sul reddito generato all’estero.
È un’opportunità reale, ma va affrontata con un approccio strutturato: la pianificazione fiscale internazionale non è un automatismo, è un processo tecnico e progressivo.

Come iniziare: roadmap pratica
Stabilire una presenza a Dubai non è un percorso complesso, ma richiede metodo. Non è una “iniziativa veloce” da affrontare con entusiasmo e poca struttura: serve una valutazione strategica, perché un setup ben progettato fa la differenza tra internazionalizzazione sostenibile e semplice tentativo.
1. Valutazione iniziale: ha senso per il tuo business?
Prima di tutto, è necessario analizzare il mercato di riferimento e capire se esiste domanda concreta per il prodotto o servizio che si vuole offrire. Le domande chiave sono:
- Dubai è mercato principale, secondario o hub per l’espansione?
- I potenziali clienti sono locali, internazionali o entrambi?
- È previsto un trasferimento personale o una gestione da remoto?
- Quali sono i target di fatturato realistici per i primi anni?
Questa fase richiede alcune settimane di analisi, con studio del settore, competitor, domanda e partnership potenziali. È il momento in cui iniziano a emergere i primi indicatori: è solo interesse, o esiste reale potenziale operativo?
2. Scelta della struttura societaria
Una volta chiariti gli obiettivi, è necessario valutare quale forma giuridica sia più adatta:
| Struttura | Quando è indicata |
| Free zone company | ideale per attività con clienti internazionali o digitali |
| Mainland company | per operare direttamente nel mercato locale emiratino |
| Branch office | quando la sede principale resta in Italia |
| Ufficio di rappresentanza | per sondare il mercato senza attività commerciale diretta |
Se si sceglie una free zone, occorre confrontare diversi elementi: costi, settore di specializzazione, reputazione, posizione geografica e pacchetti disponibili per PMI o startup.
3. Documentazione e requisiti essenziali
Il processo operativo inizia con la raccolta e preparazione di documenti quali:
- passaporti dei soci e direttori;
- CV aggiornati e qualifiche professionali;
- business plan;
- certificati professionali e penali;
- referenze bancarie.
Tutti i documenti devono essere in inglese e, in alcuni casi, legalizzati tramite Apostille dell’Aia.
4. Costituzione della società
Questa fase può essere completata tramite piattaforma digitale oppure affidata a un service provider specializzato. Il processo standard include:
- submission della domanda;
- approvazione iniziale;
- firma dei documenti costitutivi;
- pagamento delle fee;
- emissione della licenza commerciale.
Con una documentazione completa, l’intero iter può richiedere da pochi giorni a poche settimane, a seconda della struttura scelta.
5. Prime operazioni: si inizia a operare
Dopo l’emissione della licenza, l’impresa è formalmente attiva. Da qui partono i passaggi operativi:
- apertura del conto bancario aziendale;
- scelta dello spazio di lavoro (fisico, condiviso o virtuale);
- ottenimento dei visti;
- setup contabile e amministrativo.
È consigliabile affidarsi a professionisti locali — non solo per la normativa, ma anche per evitare errori che possono rallentare l’operatività nei mesi successivi.
6. Network e relazioni: l’asset decisivo
Dubai è un ecosistema orientato al networking. Le relazioni personali hanno un peso rilevante e fare impresa significa anche presidiare gli spazi giusti:
- eventi business e fiere di settore;
- camere di commercio;
- accelerator e hub tematici;
- associazioni professionali;
- community private o settoriali.
Non è un passaggio accessorio: molti imprenditori italiani che hanno avuto successo a Dubai indicano questo come l’investimento strategico più importante.
Ogni progetto ha una soglia di fattibilità: il punto è capire se la tua impresa è già pronta per questo mercato. In molti casi serve solo una guida per evitare errori iniziali. Se vuoi partire da una valutazione concreta, posso aiutarti a capire se esiste un percorso sostenibile: contattami oggi.
Dubai è già pronta. La tua impresa lo è?
Dubai non è più una destinazione riservata a grandi multinazionali. Oggi è un mercato strutturato, accessibile e con costi sostenibili — soprattutto per PMI, professionisti e imprese italiane che vogliono fare il salto verso l’internazionalizzazione.
Negli ultimi anni le barriere d’ingresso si sono abbassate:
- procedure digitalizzate e rapide
- costi prevedibili e scalabili
- strumenti pensati anche per realtà di piccole dimensioni
- supporto concreto per investitori stranieri
- vantaggi fiscali e operativi misurabili fin dal primo anno
Ma sarebbe un errore pensare che basti aprire una società per avere successo. Dubai premia chi porta valore reale, non chi cerca scorciatoie. Servono pianificazione, obiettivi chiari e un mindset orientato alla crescita internazionale.
Dubai non è “il punto di arrivo”. È un acceleratore.
L’emirato non è solo un nuovo mercato: è un hub strategico verso il Golfo Persico, il Medio Oriente, l’Africa orientale e l’Asia meridionale. Chi decide di investire qui non sta aprendo solo una sede estera — sta costruendo un posizionamento internazionale credibile.
La vera domanda è un’altra
Non è: “Posso permettermi Dubai?”, ma: “Posso permettermi di non considerarla?”
Per molti imprenditori italiani, il passaggio a Dubai è stato trasformativo. Non solo per i margini, ma per la mentalità: più internazionale, più orientata al valore, meno vincolata ai limiti geografici.
L’internazionalizzazione non è più una prerogativa dei grandi gruppi. È una traiettoria concreta per chi è pronto a fare un passo strategico e strutturato.
Dubai è pronta. La tua impresa lo è?
Esplora il tuo potenziale reale
Esistono opportunità reali per PMI e professionisti italiani, ma non tutti i modelli di business funzionano allo stesso modo a Dubai. Il primo passo non è “aprire una società”, ma capire se hai i requisiti per farlo in modo sostenibile.
Se stai valutando un’espansione internazionale o vuoi testare il mercato emiratino con un approccio strutturato, possiamo ragionare su scenari concreti — numeri alla mano, settore per settore. Non per vendere un servizio, ma per costruire una decisione lucida.
A volte basta una conversazione preliminare per capire se Dubai è un’opportunità… o semplicemente non è ancora il momento giusto. Contattami per una consulenza.
I professionisti a Dubai possono trovare qui una comunità supportiva e varie risorse per aiutarli a prosperare nei loro progetti.
Investire tempo nel comprendere le esigenze del mercato è essenziale per ogni professionista a Dubai che desidera avere successo a lungo termine.
Per i professionisti a Dubai, la chiave del successo è l’adattamento e la capacità di offrire soluzioni uniche che rispondano alle esigenze del mercato emiratino.
Con l’aumento della domanda di servizi, i professionisti a Dubai hanno l’opportunità di posizionarsi come leader nel loro settore.
La rete di supporto per i professionisti a Dubai è in continua espansione, creando opportunità per collaborazioni e crescita.
Infine, i professionisti a Dubai devono essere pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno per espandere la loro attività all’estero.
Essere un professionista a Dubai significa anche saper comunicare il proprio valore e le proprie competenze in un mercato competitivo.
In definitiva, la carriera di un professionista a Dubai è una combinazione di resilienza, innovazione e volontà di affrontare nuove sfide.
Investire in un futuro professionale a Dubai offre a ogni professionista a Dubai la chance di emergere in un contesto internazionale.
Osservando il panorama attuale, ogni professionista a Dubai deve mantenere uno sguardo attento alle opportunità che possono sorgere nel tempo.