Guida completa per ottenere la residenza fiscale a Dubai: tutto quello che deve sapere un cittadino italiano

Sempre più cittadini italiani, soprattutto imprenditori e investitori, stanno valutando la residenza fiscale a Dubai per costruire un percorso di crescita internazionale solido, trasparente e sostenibile. Il motivo è chiaro: gli Emirati Arabi Uniti offrono un ecosistema economico stabile, assenza di imposte personali sul reddito, regime societario competitivo, stabilità economica e possibilità di ottimizzare la propria pianificazione fiscale. Non per ultimo, una piattaforma globale per fare business oltre i confini italiani.

Ma è importante chiarire un punto fin da subito: ottenere la residenza fiscale a Dubai non significa semplicemente aprire una società o avere un visto. Dal 1° marzo 2023 sono in vigore regole precise e, per essere riconosciuti fiscalmente residenti negli Emirati, servono presenza effettiva, legami reali con il territorio e una pianificazione corretta.

In questa guida analizziamo cosa prevede la normativa, la differenza tra 90 e 183 giorni, come funziona il Tax Residency Certificate (TRC) e quali sono i requisiti necessari per trasferire la residenza fiscale negli Emirati in modo conforme, strategico e realmente efficace per un cittadino italiano.

Cos’è la residenza fiscale a Dubai

La residenza fiscale a Dubai determina in quale Paese un individuo è tenuto a dichiarare i propri redditi e, quindi, quale ordinamento fiscale si applica. Non va confusa con il semplice residence visa: sono due livelli diversi e la residenza fiscale richiede requisiti specifici e verificabili.

Negli Emirati Arabi Uniti, ottenere la residenza fiscale significa:

  • NON essere soggetti a imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • poter richiedere il Tax Residency Certificate (TRC) rilasciato dalla Federal Tax Authority;
  • beneficiare delle convenzioni contro la doppia imposizione, inclusa quella tra Italia ed Emirati, quando rispettate le condizioni previste.

La residenza fiscale negli Emirati non è un’etichetta formale ma un vero status, basato su presenza effettiva, legami economici e personale reale con il territorio. È un passaggio strategico, che richiede metodo e una pianificazione internazionale corretta.

Le regole 2023: 183 giorni o 90 giorni

Dal 1° marzo 2023, grazie alla Cabinet Decision No. 85 of 2022 dello Stato degli Emirati Arabi Uniti, è stato introdotto un quadro normativo chiaro per stabilire quando un individuo può essere considerato residente fiscale negli Emirati.La decisione prevede tre criteri alternativi (non cumulativi) per qualificarsi come “Tax Resident” naturale persona negli EAU. Di seguito li analizziamo singolarmente, con evidenza delle condizioni e dei rischi connessi.

1. Presenza fisica di almeno 183 giorni in 12 mesi consecutivi

Se l’individuo si trova fisicamente negli Emirati per un periodo di almeno 183 giorni su 12 mesi consecutivi, soddisfa in modo oggettivo il primo criterio.

Punti chiave:

  • Il periodo di 183 giorni non richiede che i giorni siano consecutivi, purché ricadano in un intervallo di 12 mesi consecutivi.
  • Ogni giorno di presenza — o parte di giorno — è conteggiato.
  • Questa via è quella più “chiara” e solida: meno margine per contestazioni, purché la presenza sia reale, tracciata e documentata.

Considerazioni operative per un cittadino italiano:

  • Assicurarsi di avere sistemi affidabili per registrare ingressi/uscite (entry-exit report) negli EAU.
  • Verificare che la permanenza sia effettiva: soggiorni turistici brevi o interruzioni frequenti possono creare dubbi.
  • Non è sufficiente avere semplicemente un visto residenziale o una casa: la presenza fisica è centrale.

2. Presenza di almeno 90 giorni + ulteriori condizioni

La seconda via — meno immediata rispetto alla soglia dei 183 giorni — consente la qualificazione se sono soddisfatte diverse condizioni cumulate: 90 giorni + visto residenziale valido + un “legame sostanziale” con il territorio (alloggio stabile o attività economica/lavorativa).

Dettagli essenziali:

  • La persona deve aver soggiornato fisicamente per almeno 90 giorni in uno dei 12 mesi consecutivi.
  • Deve detenere un residence permit (visto valido per residenza) oppure essere cittadino degli EAU o dello Gulf Cooperation Council (GCC).
  • Deve avere almeno una delle seguenti:
    • Una abitazione permanente negli EAU (es. contratto di affitto registrato, titolo di proprietà) o una sistemazione stabile.
    • Un’attività economica o lavoro localmente (società attiva con licenza, stipendio da impresa emiratina o business reale) riconosciuto.

Criticità da valutare:

  • Questa via è più soggetta a scrutinio: l’ente fiscale emiratino (Federal Tax Authority) e, in contesti internazionali, anche l’Italia, possono esaminare sostanza reale e “legami”.

In assenza di un’attività economica reale o alloggio stabile, oppure se i 90 giorni sono raggiunti ma senza altre condizioni soddisfatte, la richiesta può essere respinta o contestata.

3. Centro degli interessi vitali negli EAU (legame sostanziale)

La terza via prevede che, anche senza soddisfare le soglie temporali (183 o 90 giorni), una persona possa essere considerata residente fiscale negli EAU se dimostra che gli Emirati sono il luogo della sua vita abituale e dei suoi interessi economici e personali principali.

Aspetti da documentare:

  • Il domicilio abituale: ovvero dove la persona “vive di fatto” in modo continuativo, non solo temporaneo.
  • Il “centro degli interessi finanziari e personali”: include dove vengono gestiti gli investimenti, dove è la famiglia, dove si trova la sede della sua attività/impresa, dove si prendono le decisioni operative.
  • Questa via è più soggettiva e può richiedere un pacchetto documentale più ampio (conti bancari locali, utenze, prove di spese, conto locale, famiglia residente) per convincere gli organi competenti.

Limiti:

  • Essendo meno quantitativa, viene valutata caso per caso; l’incertezza è maggiore.
  • Per un cittadino italiano che deve fronteggiare anche la normativa italiana in materia di residenza, questa via richiede supporto documentale solido e pianificato.

Quale criterio usare per un cittadino italiano? Quale scelta è più strategica?

Per un imprenditore o investitore italiano che intende trasferire la residenza fiscale negli EAU, il criterio dei 183 giorni rappresenta la strada più “pulita” e lineare: meno ambiguità, maggiore sicurezza documentale.

Il percorso dei 90 giorni può essere teoricamente utilizzato ma è spesso meno robusto nei rapporti internazionali: può essere soggetto a contestazioni da parte dell’Italia o da parte della FTA emiratina in assenza di substance reale.

La via del centro degli interessi vitali richiede un’analisi approfondita della situazione personale e patrimoniale, e serve un piano documentale più articolato. Può essere valida in scenari ben strutturati, ma non è la “scorciatoia” che molti cercano.

Cosa significa avere “legami con il territorio”

Per ottenere la residenza fiscale a Dubai con la regola dei 90 giorni, la presenza fisica non basta. La normativa emiratina richiede di dimostrare legami concreti e continuativi con gli Emirati Arabi Uniti (substance), cioè una vita reale nel Paese e non solo un indirizzo o una società “sulla carta”. È un punto cruciale: qui non parliamo di formule teoriche, ma di requisiti verificabili e documentati.

Di seguito i principali elementi che provano il radicamento negli EAU.

Alloggio permanente

La prima evidenza di legame con Dubai è una casa stabile e registrata. È necessario poter dimostrare:

  • contratto di affitto annuale registrato (Ejari)
  • oppure, proprietà di un immobile negli Emirati

La nozione chiave è uso abituale: hotel, short-rent e soluzioni temporanee non sono riconosciute ai fini della residenza fiscale negli Emirati Arabi Uniti.

Attività economica o lavoro

La residenza fiscale a Dubai deve poggiare su un’attività economica reale. Questo significa:

  • società attiva negli EAU con licenza valida
  • contratti, clienti, fatture e operatività bancaria
  • oppure contratto di lavoro locale con stipendio pagato da un’azienda emiratina

Una società inattiva o priva di sostanza non è sufficiente. Gli Emirati richiedono substance economica autentica, non un contenitore vuoto.

Residenza legale (residence visa)

Per accedere al regime di residenza fiscale negli Emirati, è necessario un residence visa valido. I giorni trascorsi nel Paese con visto turistico non contano.

Un visto attivo dimostra la volontà e il diritto di vivere negli Emirati, condizione non negoziabile per accedere a un Tax Residency Certificate.

Interessi vitali negli EAU

Infine, occorre dimostrare che il centro degli interessi personali ed economici si trova negli Emirati. Elementi rilevanti includono:

  • conto corrente bancario UAE con operatività reale
  • utenze intestate (luce, acqua, internet)
  • assicurazione sanitaria locale
  • eventuale famiglia residente a Dubai
  • per italiani: iscrizione AIRE, utile a dimostrare lo spostamento effettivo all’estero

Questi elementi dimostrano che Dubai è il luogo in cui si vive, si opera e si prende decisioni di vita e business.

Documenti richiesti per ottenere la residenza fiscale

Quando un cittadino italiano decide di perseguire la residenza fiscale a Dubai, uno degli step essenziali è la raccolta della documentazione necessaria per richiedere il Tax Residency Certificate (TRC) presso la Federal Tax Authority degli Emirati Arabi Uniti. L’efficacia del percorso dipende dalla completezza e coerenza dei documenti forniti, che devono dimostrare sia la presenza fisica che i legami economico-personali negli EAU.

Secondo la guida ufficiale dell’FTA, i documenti richiesti per una persona fisica includono:

  • copia del residence visa e dell’Emirates ID
  • contratto di locazione registrato o titolo di proprietà
  • estratti bancari locali (almeno 6 mesi)
  • registro ufficiale degli ingressi/uscite (Entry/Exit Report)
  • se applicabile, documenti societari o trade licence per imprenditori.

Per un cittadino italiano che vuole strutturare la propria pianificazione internazionale in modo corretto, è fondamentale che ogni documento sia aggiornato, ufficiale e coerente con le condizioni di presenza fisica, alloggio, attività economica e centro degli interessi negli EAU.

CategoriaDocumento richiestoA cosa serveNote operative
Identità & StatusResidence Visa validoDimostra diritto di soggiorno negli EAUNecessario per il periodo di riferimento; visto turistico non valido ai fini fiscali
Identità & StatusEmirates IDIdentificazione registrata negli EAUDeve essere in corso di validità
AlloggioContratto di affitto registrato (Ejari) o titolo di proprietàProva di alloggio permanenteAffitti brevi/hotel non ammessi; registro Ejari richiesto a Dubai
Presenza fisicaEntry/Exit Report ufficialeDimostra effettiva presenza negli EAUConservare copie dei timbri e log dei voli
Attività economica (se applicabile)Trade Licence e documenti societariProva di attività economica realeLicenza attiva + contratti + fatture + compliance societaria
FinanzeEstratti conto bancari UAE (min. 6 mesi)Dimostra radicamento finanziario localeMovimentazione reale e non conto inattivo
SaluteAssicurazione sanitaria emiratinaConferma residenza effettivaRegola di vita locale negli EAU
Italia (per italiani)Iscrizione AIREConferma trasferimento di residenza dall’ItaliaFondamentale in caso di verifica fiscale italiana

Residence Visa & Emirates ID

Il primo documento da acquisire è la copia del residence visa valido negli EAU e dell’Emirates ID (o, alternativamente, del passaporto se compatibile con la documentazione richiesta). La presenza di un visto di residenza valida dimostra il diritto giuridico a soggiornare negli Emirati, condizione indispensabile per richiedere un TRC. La guida dell’FTA evidenzia che il passaporto, la residenza e il certificato di identità devono corrispondere in termini di nome e stato.

È importante che il periodo preso in considerazione per il calcolo della residenza fiscale (es. 12 mesi consecutivi) sia coperto da visto adeguato, in modo da evitare contestazioni da parte degli organi italiani o emiratini.

Contratto di affitto registrato o titolo di proprietà

Un evidente legame con il territorio è la prova di una abitazione stabile e registrata negli EAU. Per questo motivo, tra i documenti richiesti rientrano: contratto di locazione annuale registrato (ad esempio tramite il sistema Ejari a Dubai) oppure atto di proprietà immobiliare. Questa documentazione attesta che l’alloggio è permanente e non temporaneo. La guida EY conferma che “proof of permanent place of residence such as title deed or certified tenancy contract (EJARI) or other long-term rental contract” è requisito per la via dei 90-giorni. 

Note operative: l’affitto short-term, gli hotel o soluzioni transitorie rischiano di essere rifiutati come prova di residenza stabile. Il contratto deve essere registrato e, idealmente, intestato all’applicante.

Estratti bancari locali e conti attivi

Un’altra evidenza importante è l’operatività bancaria locale: estratti conto negli EAU che mostrino movimenti, saldi e attività coerenti con la presenza nel Paese. Molte fonti indicano almeno 6 mesi di estratti bancari locali come documento spesso richiesto.

Per imprenditori o liberi professionisti, l’estratto può dimostrare ricavi, trasferimenti e flussi finanziari che rendono credibile la sostanza economica in loco. È preferibile che i documenti bancari siano recenti, completi e mostrino operatività reale.

Registro ingressi/uscite (Entry/Exit Report)

L’entrata e l’uscita dal Paese devono essere documentate; per questo l’FTA richiede un report ufficiale che attesti i giorni effettivi trascorsi negli EAU nel periodo considerato. Questo “Entry/Exit Report” è spesso richiesto insieme al visto e all’Emirates ID.

Per un cittadino italiano che valuta la residenza fiscale a Dubai, è essenziale conservare queste evidenze con attenzione (timbri di frontiera, registrazioni digitali, logistica del soggiorno) perché l’Italia potrebbe richiederle in caso di accertamento.

Trade licence e documenti societari (per imprenditori)

Nel caso in cui l’applicante svolga attività imprenditoriale o professionale negli EAU, sarà necessario allegare la trade licence della società, certificati societari (es. Memorandum of Association, licenza operativa) e prove di operatività reale. Le linee guida PwC e KPMG indicano che per le persone fisiche con attività dovrà essere incluso “proof of employment or business” o licenza.

Per imprenditori, non basta avere la licenza: va dimostrato che la società ha sostanza, che è attiva, con contratti e flussi economici operativi, in coerenza con la strategia di residenza fiscale a Dubai.

Trasferire la propria residenza fiscale a Dubai richiede metodo, documentazione corretta e una strategia solida. Se stai valutando questo percorso e vuoi analizzare la tua situazione nel modo più sicuro ed efficace, il mio team di MPElites e io possiamo supportarti con un approccio strutturato e trasparente. Richiedi una consulenza riservata per definire insieme il percorso più adatto al tuo profilo e ai tuoi obiettivi.

La verità sul Tax Residency Certificate (TRC): 183 giorni obbligatori

Per chi desidera ottenere la residenza fiscale a Dubai, il Tax Residency Certificate (TRC) è un documento fondamentale: è la certificazione ufficiale con cui gli Emirati Arabi Uniti riconoscono che una persona è fiscalmente residente nel Paese.

Attenzione, non tutti i TRC sono uguali — e per un cittadino italiano questa distinzione è molto importante.

Due tipologie di TRC negli Emirati Arabi Uniti

1. TRC domestico

È il certificato rilasciato anche in presenza del criterio dei 90 giorni, accompagnato da legami sostanziali con gli Emirati (visto, alloggio stabile, attività economica o lavoro). Ha validità solo all’interno degli EAU e serve per finalità fiscali interne, per esempio per dimostrare la residenza fiscale verso enti o istituzioni emiratine.

2. TRC ai fini del trattato internazionale

È il certificato richiesto quando si vuole applicare la Convenzione contro la doppia imposizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. In questo caso, la Federal Tax Authority richiede almeno 183 giorni di presenza fisica effettiva nell’anno di riferimento. Non sono ammesse interpretazioni estensive o presenze distribuite altrove.

Cosa significa per un cittadino italiano?

Per utilizzare il TRC nel contesto internazionale — in particolare nei rapporti con il fisco italiano — la soglia reale è 183 giorni. Il percorso dei 90 giorni rimane previsto dalla normativa emiratina, ma per un residente italiano che desidera trasferire la propria residenza fiscale in modo sicuro e inattaccabile:

  • non offre protezione sufficiente in sede di verifica fiscale
  • può essere contestato dall’Italia
  • rischia di non essere riconosciuto ai fini dell’applicazione del trattato

Chi intende davvero spostare il proprio centro di vita fuori dall’Italia e ottenere un TRC valido a livello internazionale deve pianificare almeno 183 giorni effettivi negli Emirati Arabi Uniti, accompagnati da documentazione coerente, sostanza economica reale e continuità di presenza.

In altre parole: nessuna scorciatoia. La residenza fiscale a Dubai è possibile, ma va costruita con serietà, trasparenza e dati alla mano.

Quando la domanda con il requisito dei 90 giorni può essere contestata

Il percorso dei 90 giorni per ottenere la residenza fiscale a Dubai esiste, ma nella pratica presenta margini di rischio elevati, soprattutto per i cittadini italiani che devono dimostrare lo spostamento effettivo della propria residenza all’estero. È una strada percorribile solo in casi molto specifici, con requisiti sostanziali solidi e documentazione impeccabile. In assenza di questi elementi, la richiesta può essere respinta dalla Federal Tax Authority oppure contestata dalle autorità fiscali italiane.

Le situazioni più frequenti di rigetto o contestazione includono:

  • Mancanza di residence visa valido: senza un visto di residenza attivo, i giorni non sono considerati utili e non si può richiedere un TRC.
  • Alloggio non permanente: hotel, Airbnb, affitti brevi o subaffitti non registrati non dimostrano presenza stabile negli Emirati.
  • Società senza sostanza economica: una licenza societaria inattiva o una struttura senza operazioni reali, clienti, contratti o movimentazioni bancarie non è sufficiente.
  • Presenza fisica inferiore a 90 giorni: anche pochi giorni mancanti comportano rigetto; la FTA verifica i movimenti tramite l’Entry/Exit Report.
  • Assenza di estratti bancari locali operativi: un conto aperto ma inattivo, o privo di spese e transazioni coerenti, indebolisce la richiesta.
  • Uso improprio del TRC: un certificato ottenuto con la regola dei 90 giorni non può essere utilizzato nei rapporti con l’Italia o con altri Paesi ai fini dei trattati internazionali.

Per un professionista o imprenditore italiano, questi rischi si traducono in un potenziale scenario di contestazione fiscale e in complicazioni nel dimostrare la residenza all’estero.

La conclusione operativa è semplice: il criterio dei 90 giorni può funzionare in casi specifici e con piena sostanza economica negli Emirati, ma per chi desidera tutelarsi da contestazioni e ottenere un Tax Residency Certificate valido anche ai fini internazionali, la via realmente sicura e riconosciuta rimane quella dei 183 giorni di presenza effettiva negli Emirati Arabi Uniti.

Differenze con la normativa italiana

Comprendere le differenze tra il regime emiratino e quello italiano è essenziale per chi intende trasferire la residenza fiscale a Dubai in modo corretto e privo di rischi. Le due normative hanno logiche diverse: negli Emirati Arabi Uniti la residenza fiscale si basa su presenza effettiva e legami sostanziali con il territorio, mentre in Italia il criterio è più ampio e include elementi formali, abitativi e di “centro degli interessi”.

In Italia, secondo il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), una persona fisica è considerata fiscalmente residente se, per la maggior parte dell’anno (oltre 183 giorni):

  • risulta iscritta all’anagrafe della popolazione residente,
    oppure
  • ha domicilio in Italia, inteso come sede principale dei propri affari e interessi,
    oppure
  • ha residenza ai sensi del Codice Civile, cioè dimora abituale.

Non è necessario soddisfare tutte e tre le condizioni: basta una sola di queste per essere fiscalmente residenti in Italia. Questo significa che si può essere considerati residenti fiscali in Italia anche senza viverci stabilmente, se la vita personale o professionale rimane radicata nel Paese.

Per evitare casi di doppia imposizione e dimostrare in modo credibile il trasferimento della residenza fiscale negli Emirati, un cittadino italiano deve:

  • iscriversi all’AIRE, passo formale indispensabile per attestare la cancellazione dall’anagrafe italiana;
  • dimostrare che il centro degli interessi vitali — economici, patrimoniali e personali — è effettivamente trasferito negli Emirati Arabi Uniti;
  • evitare di mantenere abitazione prevalente, famiglia e principale attività professionale o imprenditoriale in Italia.

In pratica, la residenza fiscale non si sposta semplicemente “per dichiarazione”: occorre coerenza tra dove si vive, dove si lavora, dove si spende e dove si organizza la propria vita quotidiana.

Per questo, chi vuole trasferirsi a Dubai deve costruire un quadro chiaro, documentato e sostenibile, allineando status anagrafico, presenza fisica e sostanza economica, così da evitare contestazioni future.

Checklist operativa e timeline

PassoAzioneObiettivo
1Ottenere residence visaBase legale per risiedere negli Emirati
2Registrare contratto casa (Ejari) o acquistare immobileAlloggio permanente riconosciuto
3Aprire conto bancario UAE e usarloDimostrare vita finanziaria negli Emirati
4Attivare utenze + assicurazione sanitariaProve di vita quotidiana reale
5Iscrizione AIREUscita formale dal sistema anagrafico italiano
6Raccogliere documenti fiscali e societariPreparazione dossier TRC
7Monitorare giorni di presenza (90/183)Requisito essenziale ai fini del TRC
8Richiedere TRC alla FTACertificazione ufficiale di residenza fiscale UAE

Conclusioni operative

Trasferire la residenza fiscale a Dubai è un percorso che richiede pianificazione, coerenza e una strategia strutturata. La normativa degli Emirati Arabi Uniti offre due strade teoriche — 183 giorni o 90 giorni — ma nella pratica solo una garantisce solidità, soprattutto per chi proviene dall’Italia e deve dimostrare lo spostamento effettivo della propria residenza fiscale all’estero.

Il percorso dei 183 giorni rappresenta l’unica soluzione realmente solida per ottenere un Tax Residency Certificate pienamente riconosciuto anche in ambito internazionale. È chiaro, oggettivo e difficilmente contestabile: presenza fisica nel Paese per almeno metà anno, accompagnata da documentazione che confermi radicamento e sostanza economica negli Emirati Arabi Uniti.

Il percorso dei 90 giorni, pur previsto dalla normativa emiratina, è più fragile. Richiede una struttura personale e professionale negli EAU già molto forte e, comunque, produce un TRC con validità domestica. Nella maggior parte dei casi non offre protezione sufficiente in caso di verifica fiscale italiana e non garantisce l’applicazione dei trattati contro la doppia imposizione.

Per un cittadino italiano, il principio operativo è semplice: presenza effettiva minima di 183 giorni negli Emirati, visto di residenza valido, alloggio permanente, attività economica reale e documentazione completa. Solo così si costruisce una posizione fiscale chiara, sostenibile e allineata alla normativa sia degli Emirati sia italiana.

La residenza fiscale internazionale non è una scelta “amministrativa”, ma una decisione strategica. Quando affrontata con metodo e trasparenza, apre a nuove opportunità personali e professionali. Quando gestita in modo superficiale, espone a rischi evitabili. La differenza, come sempre, sta nella preparazione.

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FAQ sulla residenza fiscale a Dubai per italiani

Posso ottenere la residenza fiscale a Dubai con 90 giorni?
Sì, è possibile ottenere la residenza fiscale con 90 giorni di presenza, ma solo se hai un residence visa valido e legami concreti con Dubai, come alloggio permanente e attività economica. Tuttavia, questo riconoscimento vale solo negli Emirati e non è sufficiente per dimostrare la residenza fiscale fuori dall’Italia.

Perché per un TRC valido per l’Italia servono 183 giorni?
Per ottenere un TRC utilizzabile ai fini dei trattati internazionali, la normativa emiratina richiede almeno 183 giorni di permanenza fisica negli Emirati. È l’unico modo per garantirne la validità anche verso il fisco italiano.

L’Italia può contestare la mia residenza fiscale se rimango solo 90 giorni a Dubai?
Sì. Senza 183 giorni negli Emirati e senza trasferimento reale del centro degli interessi, l’Italia può continuare a considerarti fiscalmente residente, anche se possiedi un TRC domestico.

Quali rischi ci sono nel basarsi solo sulla regola dei 90 giorni?
I rischi principali sono il rigetto del TRC, la mancata accettazione da parte dell’Italia, la possibilità di doppia imposizione e contestazioni sul reale trasferimento della residenza fiscale.

Qual è il percorso più sicuro per un cittadino italiano?
La strategia più solida è trascorrere almeno 183 giorni negli Emirati, iscriversi all’AIRE e spostare effettivamente i propri interessi economici e personali a Dubai, così da ottenere un TRC valido anche nei rapporti con l’Italia.

Cosa succede se trascorro 200 giorni all’estero ma solo 90 a Dubai?
In questo caso puoi richiedere un TRC domestico, ma l’Italia potrebbe non riconoscere la tua residenza estera, perché la presenza negli Emirati non appare come stabilita e continuativa. Per evitare contestazioni è necessario che Dubai sia la tua base principale.