Fonte ufficiale confermata
Che cosa è successo
Il Decreto-Legge Federale n. 16 del 2025 ha modificato la legge IVA emiratina con effetto dal 1° gennaio 2026. Due interventi contano per chi gestisce una società operativa. Il primo: il credito IVA eccedente — cioè l'imposta pagata sugli acquisti che supera quella incassata sulle vendite — può essere riportato in avanti per un massimo di cinque anni dalla fine del periodo d'imposta in cui è sorto, dopodiché non si può più né compensare né chiedere a rimborso. Il secondo: cade l'obbligo di emettere l'autofattura nelle operazioni in reverse charge, quel meccanismo per cui l'imposta la assolve chi compra invece di chi vende. Al suo posto basta conservare la documentazione ordinaria dell'operazione.
Che cosa cambia in pratica
Prima il credito restava disponibile senza scadenza e poteva essere trascinato di dichiarazione in dichiarazione a tempo indefinito. Ora ha un termine. Per i crediti più vecchi è prevista una finestra transitoria, e conviene capire bene chi ci rientra: riguarda i crediti il cui quinquennio è già scaduto o scade entro il 2026, cioè quelli sorti nel 2021 o prima. Per questi la domanda di rimborso va presentata su EmaraTax entro il 31 dicembre 2026, altrimenti si estinguono. Un credito sorto nel 2024, invece, ha ancora tempo fino alla fine del 2029. Sul reverse charge la modifica alleggerisce: l'autofattura era un documento che l'impresa emetteva a sé stessa a scopo di prova, e non serve più. Restano da conservare fattura del fornitore, contratto e traccia dell'operazione, che sono i documenti che l'autorità guarda in verifica.
A chi si applica
Tutte le società registrate ai fini IVA negli Emirati. La parte sul credito tocca soprattutto chi esporta o vende a soggetti esteri, chi opera con aliquota zero, e chi ha sostenuto investimenti concentrati in un esercizio. La parte sul reverse charge riguarda chi acquista servizi dall'estero — consulenze, licenze software, prestazioni professionali — che è quasi ogni società con fornitori fuori dagli Emirati.
Il rischio da non sottovalutare
Il credito IVA compare in bilancio come un'attività, e finché è iscritto sembra un valore certo. Non lo è più: dopo cinque anni diventa una perdita, e per quelli sorti nel 2021 o prima la data è il 31 dicembre 2026. Chi ha cambiato commercialista negli anni, o chi ha depositato le dichiarazioni senza controllare il saldo che si trascinava, rischia di scoprire il problema quando la finestra è chiusa. Sull'autofattura c'è un rischio speculare, di segno opposto: smettere di emetterla senza mettere in ordine la documentazione sostitutiva significa arrivare in verifica senza né l'una né l'altra.
Che cosa fare adesso
Prima cosa: aprire l'ultima dichiarazione IVA e leggere il saldo a credito riportato. Se c'è un importo, ricostruire in quale periodo d'imposta è sorto. Se risale al 2021 o a prima, la domanda di rimborso va presentata su EmaraTax entro il 31 dicembre 2026 — sono meno di quattro mesi, e l'istruttoria dell'autorità chiede documentazione a supporto, quindi il materiale va preparato adesso e non a dicembre. Se è più recente, il termine è la fine del quinto anno dal periodo in cui è sorto, e vale la pena segnarlo in scadenzario. Seconda cosa: verificare con chi tiene la contabilità che per le operazioni in reverse charge si stiano conservando contratto e fattura del fornitore, ora che l'autofattura non c'è più.
Questo aggiornamento riguarda la tua situazione?
Ogni norma vale poco finché non la si applica al caso concreto. Se hai una società negli Emirati o stai valutando il trasferimento, il modo più veloce per capire cosa cambia per te è parlarne direttamente.
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