Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido       – parte 1a di 3

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Sulla scia dei due articoli ‘La Guerra dei Box’, che ti invito a leggere prima questo (se non lo hai già fatto):

https://robertomanzi.it/2018/09/24/la-guerra-dei-box-1a-parte/

https://robertomanzi.it/2018/10/07/la-guerra-dei-box-parte-seconda-linvasione-degli-ultracorpi/

proseguiamo la disamina dei rischi che si stanno presentando alle porte nel nostro bellissimo mondo fatato del CrossFit Italiano.

Questo è il primo di 3 articoli: non perderti quindi nessuna delle tre puntate!!

Con questo articolo, voglio cominciare a guidarti in un percorso che ti dia la chance di non svegliarti mai dal tuo sogno, e che ti consenta di viverlo ancora per lungo, lungo tempo.

Ma per arrivare ad imboccare il sentiero della lunga vita del tuo Box, è necessario passare prima da alcune fasi di consapevolezza: e questo è il primo obiettivo che voglio raggiungere oggi: sviluppare in te la consapevolezza di ciò che devi fare e prepararti a quello che verrà.

Parto da una prima considerazione, che proprio oggi (domenica 21 ottobre 2018) ho fatto.

Stiamo ospitando il Level 1 a Cervia, e ho voluto indagare un po’ sulle motivazioni per cui i partecipanti del 2018 decidono di fare questi due giorni di certificazione. Il panorama è veramente diverso da quello del 2010, e conferma a pieno quello che ho scritto nei miei articoli precedenti.

Lungi da me dal dare giudizi su qualcuno, tantomeno sui partecipanti alle certificazioni di CrossFit, l’ho fatto solo con l’intento di capire cosa ci aspetta e con chi avremo a che fare a breve.

Gli esempi che faccio qui sotto quindi hanno l’unico scopo di capire chi sta entrando, chi si sta avvicinando a noi.

Ho voluto interrogare due persone che, durante la pratica sui pull ups, stavano utilizzando un box altezza 60 sotto i piedi (lo scaling che utilizziamo generalmente per chi fa CrossFit da un paio di settimane).

Cioè, stavano facendo il Level 1 due persone che probabilmente non hanno mai provato a fare un pull up nella loro vita.

Domanda: ‘ma perché fai la certificazione Level 1?’

Risposta: ‘Eh, lavoro in palestra e se faccio questa certificazione prendo molta visibilità’.

Domanda ad altri due anche loro in palese difficoltà e un rapporto estremamente conflittuale con l’elemento alieno ‘Rig e barre collegate’: ‘Ma perché fai la certificazione Level 1’?

Risposta: ’eh, stavo pensando di aprire un box: lavoro in palestra ma mi sono stufato’.

Ok …. Io non ho bisogno di altro. Mi preparo ….


Storia di una imprenditoria segnata

Facciamo ora un salto indietro nel passato, per poi tornare a bomba e collegare il tutto al presente del CrossFit italiano.

Parliamo di come è nata e si è sviluppata l’imprenditoria dagli anni ’30 in poi.

Oggi definiamo l’Italia come un paese in crisi. Il sistema economico è paralizzato, le aziende fanno fatica a rinnovarsi e resistere alla globalizzazione, i licenziamenti avvengono a pioggia.

Bene, in questa situazione la crisi non c’entra nulla: la situazione di merda in cui l’Italia è in questo momento parte da lontano, da molto più lontano.

La realtà è che non siamo in crisi!!Stiamo semplicemente pagando il conto della globalizzazione: imprese più evolute, provenienti da paesi più evoluti stanno facendo il culo alle nostre. 

Se togliamo la retorica del “noi siamo più creativi degli altri’, ‘la moda e la pasta sono roba nostra’, ecc ecc ecc, tipica di chi si improvvisa imprenditore in Italia, la situazione che ci si prospetta è veramente desolante.

PERCHÉ SIAMO COSÌ INDIETRO E COME È NECESSARIO MUOVERSI OGGI PER INVERTIRE LA ROTTA?

Sarebbe tropo semplice e populista dare la colpa alla politica, alla scuola, al Piove Governo Ladro e così via.

Sarebbe troppo facile dire semplicemente che negli Usa ad esempio sono tutti più bravi e tutti più avanti.

E’ vero certo, sono più bravi e sono 50 anni avanti a noi, ma perché?

Le ragioni di questa arretratezza culturale italiana dal punto di vista imprenditoriale è molto più semplice di quello che pensiamo.

In Italia c’è stata una cosa che gli statunitensi non hanno vissuto in modo diretto: la seconda guerra mondiale.

Quindi, mentre negli Usa l’economia continuava a macinare ed avanzare, in Italia la seconda guerra mondiale e la devastazione che ne è seguita non ci ha permesso di starebbe al passo  

Negli anni 60′ eravamo ancora all’inizio di un boom economico dovuto all’effetto della ricostruzione: non c’era bisogno di far nulla di complicato per vendere, mancava tutto e quindi qualsiasi cosa ti potesse venire in mente di creare e vendere era un successo.

C’era un’ Italia che aveva bisogno di tutto e che voleva e doveva comprare tutto, qualsiasi cosa.

Se a questo aggiungiamo una sorta di “protezionismo” tipico italiano, cioè la tendenza a fare affari con le persone del proprio territorio per motivi di diffidenza culturale, tendendo a non considerare tutti quelli che erano a più di dieci chilometri, si capisce come mai qualunque concetto legato al marketing e alla “vendita” non siamo stati presi e sviluppata. 

La verità è che le aziende italiane hanno prosperato nonostante fossero progettate per fallire (cit. F. Merenda)

Detto in termini semplici, le aziende in Italia sono sempre cresciute e prosperate nel mito del “prodotto di qualità”, ignorando completamente le necessità di curare il vero motore del business che è appunto creare una azienda con processi ingegnerizzati  

Questo per un motivo molto semplice: nonostante le aziende italiane siano progettate di merda, là fuori c’è sempre stato un mondo che aveva bisogno di comprare.

Reti vendita composte da rappresentanti con la seconda elementare e senza la minima competenza di vendita se non una spesso blanda conoscenza del prodotto, hanno “venduto” una montagna di merce.

Ma come tutto questo è potuto continuare quasi fino ai giorni nostri?

Perché il tessuto imprenditoriale era ed è tutt’ora è composto da aziendine piccole o piccolissime, che offrono in locale semplicemente la copia della copia della copia del prodotto originale, a minor prezzo, con più personalizzazione e assistenza.

Aziende che non sapevano proporsi e venditori che non sapevano vendere, hanno fatto affari d’oro per la semplice inerzia innescata da una domanda che non si arrestava.

Ottimo, adesso portiamo questo quadro imprenditoriale di storia degli ultimi 70 anni ai giorni nostri e al nostro settore.

La Storia di CrossFit in Italia: dagli albori ai giorni nostri

Ottimo, adesso portiamo questo quadro imprenditoriale di storia degli ultimi 70 anni ai giorni nostri e al nostro settore.

Nel mondo del CrossFit la cosa ha funzionato esattamente così.

Gli anni 2008-2010 per noi hanno rappresentato gli anni ’50-’60 dell’Italia: i pionieri aprivano i primi Box, fino al 2013 ci si conosceva tutti, e CrossFit cominciava a diffondersi e a piacere un botto.

Per fare CrossFit in Italia, nel 2010 dovevi per forza andare nella storica CrossGym di Maddaloni, uno dei pionieri di questo sport, insieme  al grande Bart Lanzarone (Bart, so che leggi i miei articoli, …. mi manca un sacco il tuo Sicily ThrowDown). Quindi ovunque tu abitassi, se volevi fare CrossFit, prendevi la tua macchina e andavi li, facendo anche 3-400 chilometri.

Nel 2012, se volevi fare CrossFit i Box in Italia erano più o meno 10: a Milano eravamo in tre.

Quindi se abitavi a Milano, ti facevi ancora 30-40 chilometri al giorno, in andata e in ritorno, pur di fare CrossFit e non allenarti in una GloboGym.

E così il 2013-14-15 sono stati gli anni in cui praticamente chi ha aperto, ha solo coperto dei buchi di mercato dove la domanda continuava a crescere e l’offerta era veramente molto molto piccola.

Della serie: che cazzo me ne frega di fare marketing, comunicazione, di settare i processi di vendita…… tanto se vogliono fare CrossFit da me devono venire!!

Imprenditori illuminati …. se in quel momento di vacche grassissime si fosse portata la visione più in la di Natale dell’ anno in corso, di poteva immaginare e prevedere l’ esplosione che c’è stata poi dal 2016 in poi.

Se si fosse stati lungimiranti, proprio in un periodo di vacche grasse, bisognava cominciare a preparare le scorte per i tempi duri.

E così oggi, ci ritroviamo in un contesto in cui cominciamo a stare stretti e a venir attaccati da tutte le parti.

Se non lo hai ancora fatto, leggi i miei articoli

https://robertomanzi.it/2018/09/24/la-guerra-dei-box-1a-parte/

https://robertomanzi.it/2018/10/07/la-guerra-dei-box-parte-seconda-linvasione-degli-ultracorpi/

Dove faccio una analisi più dettagliata di quello che è stato e di quello che sarà il futuro del nostro settore

Sei convinto che quanto ti sto dicendo non sia vero? Stai andando a gonfie vele anche con l’ amico che ti fa post alla cazzo o con la tua agenzia di comunicazione/marketing/vendita/pulizie ‘Cavalier Ladroni & Figli Maschi’ che pensa lei a fare marketing per te?

Ok, leggi la continuazione …. Chissà che forse non riesca a portare un po’ di buon senso nell’ operato di qualcuno e confermare una volta per tutte il concetto espresso all’inizio: molti Box CrossFit in Italia oggi prosperano pur essendo costruiti in modo perfetto per fallire a non più di 3 anni.

Francesco improvvisati e
il suo Box CrossFit Tantebellecose

Disegniamo la situazione tipo che troviamo oggi in giro: Francesco Improvvisati ha aperto il suo Box due anni fa, pensa di fornire un buon servizio ai suoi iscritti (in fondo ci ha messo tutto se stesso dentro il suo box: era un manager di una azienda fino a tre anni fa, quindi lui ha esperienza nel gestire…..).

Alla reception ci mette la moglie Addolorata Secca, che avendo lavorato in amministrazione in una grande azienda, i conti li sa far quadrare.

Poi ha un amico che fa il commercialista, Pasquale Arraffa, che fa pagare una miseria i suoi servizi….è un amico…..

 Ha anche un altro amico, Carlo Cantastorie, che smanetta un sacco sui social e che gli può gestire tutta la parte di comunicazione (e questo lo sistemiamo facendolo allenare gratis in cambio della gestione dei social).

Oh …. Ma che culo!! Francesco ha anche l’ amico che sa fare i siti internet!! Caspita …. Risolto il problema del sito: anche lui lo facciamo allenare gratis così anche il sito viene via gratis!! www.crossfittantebellecose.com sarà un sito meraviglioso!!

Francesco lavora 12 ore al giorno, all’inizio anche di più perché si fermava a fare le pulizie alla sera. Ma poi ha trovato un altro amico, Carletto Splendor, è in cassa integrazione….e allora gli diamo una mano e prendiamo due piccioni con una fava: a Carletto gli facciamo fare le pulizie e lo facciamo allenare gratis in cambio!! E così tra parentesi, sono già in tre che si allenano e non pagano. Chiusa parentesi.

Le cose però stanno girando bene: il numero di soci aumenta di mese in mese, e mentre fa quelle belle class piene piene, Francesco pensa tra sé e sé: ‘quasi quasi è arrivato il momento di ampliarsi ….’

Meraviglioso …. Sembra che tutto fili liscio come l’olio, ma sai quanti giorni restano a Francesco prima che il suo Box fallisca?

Beh, dipende. Dipende da quanto tempo ci metterà qualcuno a capire che è attaccabile e lavora su un bacino di utenza buono e che con un minimo investimento può aprirgli a 200 metri e cominciare a rubargli i clienti.

E risparmiamoci per favore le solite cazzate, che Francesco da un servizio di qualità, che Francesco è un coach cazzutissimo, che Francesco sì che è una bella persona ecc ecc ecc.

A questo proposito, mi viene in mente una conversazione con il mio capo di tantissimi anni fa, un napoletano simpaticissimo.

Un giorno mentre facevamo una valutazione per confermare alcune persone che stavano finendo il periodo di prova, a proposito di uno che non gli andava tanto a genio (e aveva ragione), mi chiese: ‘Robbé ma questo qui com’è? Come si sta comportando? Sa fare il suo lavoro?’

Risposta mia: ‘Gino (così si chiamava il mio capo) che ti devo dire, è un bravo ragazzo….’

Alzando la voce e tirandomi un coppino colossale Gino esclamò: ‘Robbé porca puttana, non me ne frega una minchia se questo è un bravo ragazzo, qui non abbiamo sorelle da sposare!!’

Ecco, ai vostri clienti che voi siate delle brave persone probabilmente non gliene frega una emerita minchia.

E anche ai clienti e ai futuri concorrenti di Francesco non gliene frega una minchia che lui sia una brava persona.

Chi arriverà a fare concorrenza a Francesco non arriverà dalla Luna: magari è proprio un suo cliente, o ancora meglio un suo coach, che dopo essersi allenato o aver insegnato nel suo Box ed avere quindi studiato per bene e per lungo tempo i suoi punti di forza e di debolezza, si organizza per colpirlo dove è più fragile (praticamente su tutto).

Francesco non ha nulla di ingegnerizzato, nulla di strutturato e pensato: tutti gli ingranaggi si muovono per conto loro e senza nessuna professionalità. La moglie tiene i conti ma non vede più in la di li e della reception in cui muore dentro per 10 e più ore al giorno, l’amico commercialista ha i cazzi suoi da fare, e visto che Francesco non paga è sempre l’ ultimo della lista, quello che smanetta sui social fa il pizzaiolo e pure lui c’ha i cazzi suoi, e quello dei siti internet non ne parliamo: per cambiare una frase in una pagina ci mette un mese.

Quando aprirà il nuovo concorrente, offrirà quindi probabilmente un servizio anche migliore del suo e magari con prezzi di qualche euro più bassi.

Il risultato sarà che dopo aver lavorato come un pazzo per 15 e più ore al giorno, Francesco si troverà attaccato dalla concorrenza e non riuscirà a capire come possa essere successo, perché i suoi clienti che stavano tanto bene nel suo Box e pensavano di lui tante belle cose cominciano ad abbandonarlo in massa.

Ma soprattutto non saprà cosa fare per invertire la rotta di questo treno che lo ha colpito in piena faccia.

Eh no …. sua moglie Addolorata, il suo amico commercialista, il suo amico smanettone dei social e quello che fa siti internet per le pizzerie non avranno risposte e aiuti per lui. Francesco e la sua tribù di improvvisati non sapranno cosa cazzo fare, perché hanno sempre improvvisato tutto, non hanno mai fatto niente facendo analisi e valutazioni, non hanno mai preso in considerazione la possibilità che un giorno un treno poteva arrivare e colpire in piena faccia il povero Francesco.

Molti si stanno già trovando in questa situazione e molti hanno già chiuso per situazioni simili a questa.


Non ci sono più le mezze stagioni

Oggi non puoi più commettere errori, oggi devi diventare un imprenditore: se continui a gestire il Box come una comunità o il giardino di casa tua, qualcuno ti farà uscire dal mercato.

Il problema è che quando questo succede, quando qualcuno ti attacca, non ti lascia scampo, perché lo fa all’improvviso, senza segnali.

Oggi bisogna costruire una macchina forte e solida, che sia inattaccabile anche da qualcuno che ti apre a 200 metri di distanza.

Per farlo però ci vuole tempo, formazione e soldi.

Sì tempo, perché devi dedicarne tantissimo alla formazione, allo studio e perché ti ci vogliono due anni per settare il tutto.

Sì soldi, perché formarsi costa, e costa tanto. E sono tante le aree che devi consolidare:

  • Devi creare uno staff professionale, e quindi devi investire tempo e soldi nella formazione dei tuoi coach
  • Devi formare le persone che si occupano del contatto con i clienti
  • Devi formarti dal punto di vista gestionale e amministrativo
  • Devi crearti delle competenze di marketing, comunicazione e vendita, e le devi mettere i pratica per fare esperienza

Si  parla appunto di un paio di anni di lavoro, ma questo ti salverebbe il culo.

A proposito di culo …. Oggi che le cose ti stanno girando bene, sei convinto di averlo bello coperto, e invece senza rendertene conto ce lo hai in bella vista esposto al sole. Quindi stando così le cose, nella migliore delle ipotesi te lo scotti e farai fatica anche a sederti per un po’,  nella peggiore, qualche malcapitato potrebbe servirsene, e sedersi allora diventerà una impresa per lungo tempo.

Se sei nella cerchia degli Owner che ha confuso il mestiere dell’imprenditore con quello del coach, e a sua volta ha confuso quello del coach con quello del coreografo, forse è ora che cominci a fare due riflessioni: forse è ora di rendersi conto che sei tu quello con il culo in bella vista al sole.

Coach e Owner sono due mestieri diversi:  se hai aperto un box, te la devi mettere via, non sei più un coach e ti servono competenze diverse. Se ti piaceva tanto insegnare e hai aperto un box, hai fatto una cazzata, perché avere un box è la cosa più lontana che ci sia da insegnamento e allenamento.

E quindi?? Chiudiamo l’ articolo come sempre …. Ovvero rimandando al prossimo articolo!!

Uscirà a breve, e parlerà di tante cose e soluzioni interessanti, riguardanti marketing, comunicazione e vendite. Parlerà di dove trovare la crema solare per non scottarsi il culetto.

Eh no …. Non parlerà di dove comprare mutande e pantaloni per coprirlo: per quello mi serviranno almeno altri 10 articoli, il discorso è un po’ più complesso.

Con il prossimo accontentiamoci di evitare le scottature!!

Ma non preoccuparti, articolo dopo articolo arriveremo anche a mutande e pantaloni!!

Quindi, non mancare l’ appuntamento con il mio prossimo articolo!!

A presto!!

Cordialmente

Mister Beef

Mister Beef

Al Secolo Roberto Manzi. Innanzi tutto, da dove arriva lo pseudonimo? Mr Beef è stato coniato dal suo parrucchiere di fiducia, Sergio di Tony & Guy .... ok è pelato, ma riesce a spendere comunque 80 euro per farsi tagliare i capelli a forbice ... Roberto Manzi, oltre a farsi tagliare i capelli da Sergio è co-owner di CrossFit Bicocca, CrossFit Cervia e CrossFit Cervia on the Beach. Roberto ha cominciato a praticare CrossFit nel 2008, quando ancora nessuno sapeva nemmeno cosa fosse un Allenamento Funzionale o un Kettlebell. Da allora la sua passione per questo sport è cresciuta in modo esponenziale di anno in anno, e lo ha portato a studiare e formarsi in modo maniacale sia sul Coaching, che sull' aspetto gestionale dei Box CrossFit. Oltre alla formazione canonica di CrossFit (è Level 2 ed ha seguito tutti gli Specialties Courses presenti nel sito di CrossFit.com), si reca diverse volte all' anno negli Usa: è allievo di James Fitzgerald (Opex Fitness), Austin Malleolo (Head Coach di Reebok CrossFit One, owner di 5 box di successo negli USA, 7 volte atleta Games e titolare della programmazione Ham Plan), Jason Khalipa (atleta Games, oggi il maggior imprenditore di successo nel modo del CrossFit, con il suo impero in continua espansione fatto attualmente di 22 box attivi in tutto il mondo) e Dan Kennedy (Small Business Marketing Strategist). Nel suo passato lavorativo, ha ricoperto per 15 anni il ruolo di Direttore Marketing in diverse multinazionali, ed ha seguito più di 30 Start Up di alto livello. Nel 2012 ha aperto uno dei primi box CrossFit in Italia (CrossFit Bicocca), nel 2017 CrossFit Cervia, nel 2018 il primo Beach Box della Riviera. La grande esperienza che può vantare non è tanto su cosa ha costruito, anche se non è da tutti avere 3 box di successo in così poco tempo, ma sta nel fatto che nel suo percorso nel mondo del CrossFit ha fatto TUTTI GLI ERRORI POSSIBILI E IMMAGINABILI. Trascorre diversi mesi all'anno negli USA, perché 'se vuoi essere il migliore devi imparare dai migliori' e i migliori sono negli Stati Uniti. E poi negli Usa si fa un sacco di shopping interessante e il nostro Mr Beef è noto per il suo shopping compulsivo... Continua ad allenarsi, studiare e formarsi continuamente e anche a sbagliare, per poi correggere e imparare dai propri errori.

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